Palazzi
Italia - Calabria - RC - Casignana
 
Tipologia
Sito Archeologico
 
Descrizione
Il monumentale insediamento si trova lungo la costa ionica calabrese, tra Bianco e Bovalino e copre una vasta area per complessivi 15 ettari. Il nucleo principale è costituito da una grande villa, posta in una zona molto interessante dal punto di vista insediativo in quanto, lungo la strada costiera Reggio-Locri, alla foce del Bonamico, si trova un canyon sottomarino che permetteva l'attracco anche a navi di grandi dimensioni. Le recenti indagini archeologiche hanno evidenziato come l'area sia stata frequentata anche in epoca greca ma la massima fioritura dell'insediamento si concentra tra il III ed il IV sec. d.C., con gli edifici più antichi che risalgono al I sec. d.C. Quanto oggi visibile riguarda l'ultima fase edilizia del complesso, databile tra il III ed il IV sec. d.C. La Villa si sviluppa intorno a ad un cortile centrale, da cui si originano i diversi settori. Nel settore posizionato ad W del cortile troviamo il quartiere termale termale; a S abbiamo, invece, ambienti di servizio, a E, verso il mare, la zona residenziale e di rappresentanza. Una costruzione moderna insiste, invece, sul lato N per cui non siamo a conoscenza di quanto presente in questo settore. È poi stato individuato, a poca distanza dall'area di scavo, un presunto edificio di forma rettangolare orientato in maniera diversa rispetto al resto delle altre strutture emergenti. A nord, una strada antica fiancheggiava la villa. Dei tre principali nuclei noti, suddivisi in meridionale, centrale e settentrionale, il primo presenta sei ambienti di piccole dimensioni, con pavimentazioni a mosaico ed ampi resti di intonaco dipinto. Nel pavimento dell'ambiente denominato Q, nel riquadro centrale, è rappresentato il dio Bacco ubriaco. Il secondo nucleo è occupato da un maestoso ambiente a pianta cruciforme con abside e due piccoli ambienti quadrangolari. La grande sala cruciforme si sovrappone a strutture più antiche, è pavimentata a mosaico e presenta decorazioni parietali:i nella parte inferiore dei muri crustae marmoree e in quella superiore intonaci dipinti i cui frammenti sono stati rinvenuti sul pavimento. Uno spazio aperto (ambitus) separava questo settore da quello settentrionale dove è ubicata la sala detta delle Quattro Stagioni, che prende il nome dalla raffigurazione sul mosaico pavimentale. Si trattava probabilmente di una sala per banchetti (triclinium) con pareti decorate in rosso e in blu mentre il mosaico pavimentale raffigura le rappresentazioni allegoriche dei volti delle quattro stagioni. L'impianto termale occupava l'angolo sud occidentale della villa e, nel corso dei tre secoli in cui fu attivo, subì vari rifacimenti che trasformarono gli ambienti cambiando spesso destinazione d'uso. Nelle terme erano compresi, probabilmente, ambienti con funzione non propriamente termale ma che avevano funzione, forse, di raccordo tra quelle che sono state definite terme occidentali e terme orientali. Le occidentali risalirebbero ad un periodo più recente, e sono decorate da pavimenti a mosaico con piccole tessere policrome, mentre quelle orientali si caratterizzano per i pavimenti con reimpiego di lastre marmoree e mosaici realizzati con grandi tessere, eredità delle fasi precedenti. A NW del complesso termale, le indagini archeologiche hanno rilevato un'area libera da costruzioni che risultava pavimentata da una gettata di ghiaia. La posizione e la presenza di una fontana monumentale fanno pensare ad un giardino. La fontana è costituita da una vasca rettangolare con abside sul fondo e si sovrappone a strutture precedenti, parzialmente visibili, la cui lettura al momento non è agevole. Alle spalle della fontana sono state documentate cinque cisterne rettangolari tre delle quali completamente scavate. Sul lato meridionale del grande cortile sono presenti una serie di ambienti che possono essere considerati come ambienti di servizio. In particolare è stato possibile riconoscere delle latrine. L'ambiente 58 ha un canale di scarico in laterizi ben conservato, a forma di L, sul quale doveva essere posizionato il bancone con i sedili forati. Interessante la latrina 40, dalla pianta circolare con pavimentazione in lastre marmoree poste al centro, nel cui muro perimetrale sono ancora ben visibili i setti aggettanti destinati a sostenere il bancone con il piano forato. Pertinenti a questo grande insediamento, sono infine due aree di necropoli rinvenute una a NE della villa nei pressi della spiaggia, l'altra a S, tra la SS 106 e la ferrovia. Si tratta, in entrambi i casi, di sepolture molto semplici, il più delle volte prive di corredo, e realizzate con ordinari muretti di laterizi legati da malta. E' però da segnalare la sepoltura numero 75, definita dagli archeologi una sepoltura di rango. La particolarità è data dal fatto che nella parte superiore della sepoltura era stato inserito un tubulo che consentiva di offrire al defunto libagioni, non solo nell'immediatezza della sua scomparsa ma anche in periodi successivi. Il rito era del tipo ad incinerazione e tra il corredo e le ossa combuste, è stato recuperato un vaso in vetro di colore viola dal corpo globulare e dal lungo collo. L'area della villa non fu mai abbandonata completamente come dimostrano le tracce di frequentazione rinvenute nei diversi spazi dell'insediamento; focolari posti direttamente sui mosaici dimostrano che gli ambienti ormai in disuso continuavano ad essere frequentati. Numerose anche le sepolture tardo antiche, che invasero gli ambienti in disuso, tra le quali si segnala la cosiddetta tomba di Rufino il cui nome, di chiara origine bizantina, è stato trovato inciso su uno dei laterizi della copertura. All'interno della sepoltura, in un momento successivo, venne inserito un nuovo defunto.
 
 
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