Castiglione
Italia - Calabria - CS - Paludi
 
Tipologia
Sito Archeologico
 
Descrizione
L'antico abitato di Castiglione nel comune di Paludi (CS) sorge a circa 298 m di altezza s.l.m., adagiato su un pianoro compreso tra il torrente S.Martino ed il vallone S.Elia. Il colle dove sorse la città antica, verso NE, guarda in direzione della costa ionica visibile dal torrente Coserie al Capo Trionto. Esattamente sull'importante via di comunicazione e penetrazione tra la costa e l'interno, il sito, fin dalla sua scoperta, costituisce un osservatorio privilegiato nello studio del popolamento italico e, quindi della trasformazione della Calabria ellenistica. Nella letteratura archeologica il circuito murario del centro di Castiglione di Paludi che dista 8 km dal mare, è molto noto a partire dagli anni quaranta del secolo scorso quando venne scoperto. E l'attenzione si è da sempre quindi concentrata su quest'opera militare che, insieme a poche altre, costituisce un esempio assai singolare di fortificazione che racchiude in sè la brillante sintesi di influenze costruttive mutuate sia dal mondo greco vero e proprio che da quello magno-greco. La cortina è stata eretta nella seconda metà del IV sec. a.C., in opera isodoma, con blocchi parallelepipedi in arenaria. Monumentale la porta orientale con cortile a pianta rettangolare affiancata da due torri circolari, ubicata nella parte bassa di un vallone. L'ambiente rettangolare è stato interpretato dagli studiosi come un sistema per difendersi dagli assalitori su entrambi i lati. Quasi 5 sono i km ipotizzati per lo svolgimento del perimetro, caratterizzato dalla presenza di postierle e camminamenti di ronda. Tale apprestamento difensivo proteggeva un'area molto vasta calcolata in circa 40 ettari all'interno della quale si sviluppava l'abitato costituito da due nuclei principali separati tra di loro da una valletta centrale. La posizione delle abitazioni, sparse per tutta l'area cinta da mura, ricorda situazioni analoghe come ad esempio il centro di Roccagloriosa (SA). Un importante nucleo di abitazioni è venuto in luce nei pressa della porta E. Indagini archeologiche relativamente recenti, che risalgono agli anni ottanta e novanta del secolo scorso, hanno messo in luce edifici dalla pianta rettangolare del tipo a pastàs, ovvero con porticato tipico derivato da quello coevo italiota. Nei pressi di quest'area sono documentate inoltre almeno tre fornaci per la cottura della ceramica. La presenza di vasche per la depurazione dell'argilla e canalette per l'acqua, fa pensare di essere di fronte ad un'area dalle tipiche funzioni produttive e quindi a un settore o un quartiere artigianale. Qui, infatti, venivano realizzati materiali riconducibili alla produzione della ceramica a vernice nera, ciò che oggi potremmo definire il servizio buono, quello che poteva essere portato in tavola, ma anche ceramica da fuoco e vasellame in genere per la cottura e la conservazione degli alimenti. Dalla porta principale partiva una strada con acciottolato che conduceva alla parte centrale dell'ampio pianoro. In questo settore sono documentati una serie di importanti edifici pubblici come ad esempio una struttura apparentemente riconducibile ad un theatron privo di apprestamenti scenici, forse destinata ad assemblee cittadine. Si tratta di un unicum e rappresenta un tipico indizio di organizzazione associata. La cavea era scavata nella roccia mentre altre parti risultano costruite. Un possente muro di terrazzamento contiene una serie di edifici dalla pianta rettangolare che presentano due fasi costruttive: per la prima, la più antica, sono stati utilizzati blocchi di arenaria del tipo usato per la costruzione delle mura di cinta; per la seconda sono stati impiegati ciottoli fluviali. Molto interessante la scoperta, immediatamente fuori dalla porta di accesso, di un'area a destinazione sacra. In questo luogo di culto sono venute alla luce statuette fittili femminili panneggiate del tipo detto a tanagrina di III sec. a.C., monete brettie ed un modellino di tempio prostilo. Nei pressi, sono state scoperte una serie di sepolture databili tra il IV ed il III sec. a.C. L'insediamento venne abbandonato alla fine del III sec. a.C. durante la seconda guerra punica, allorchè Roma ed i Romani erano presenti in maniera determinante in tutta l'Italia meridionale. Il momento, per gli insediamenti italici, fu molto difficile poiché i Romani costrinsero gli abitanti degli oppida, che per molto tempo avevano occupato siti di grande potenziale strategico, ad abbandonarli avviando di fatto una profonda trasformazione dei territori modificando progressivamente le modalità produttive che rappresentano quel fenomeno nuovo che avrà il nome di romanizzazione.
 
 
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