Collina di S.Bartolo-Marcellina
Italia - Calabria - CS - Santa Maria del Cedro
 
Tipologia
Sito Archeologico
 
Descrizione
La zona archeologica di Marcellina non ha restituito testimonianze archeologiche anteriori alla prima metà del IV sec. a.C. La cinta muraria, costruita dopo la metà del IV sec., mostra, almeno in un caso, due fasi costruttive; la tecnica usata è quella a doppia cortina in blocchi di pietra, le dimensioni dei quali si riducono in alcuni tratti; il riempimento interno è dato da ciottoli fluviali; la linea delle mura segue la curva naturale del terreno, cingendo l'area ben individuata dalle vallate del Lao, del Petrona e dell'Abatemarco. L'impianto urbano, piuttosto regolare, fu sicuramente realizzato in gran parte soltanto nella seconda metà dello stesso secolo. Sono stati individuati sinora alcuni assi stradali con andamento parallelo e posti ad una distanza di m 35.40 l'uno dall'altro; presentano un'ampiezza che varia da m 3,5 a 5 e risultano perpendicolari alla linea di costa, con orientamento E-O; nel 1982 è venuto alla luce un tratto di ca. 20 m di una grande plateia N-S larga complessivamente m 12,60, con una carreggiata di m 5, fiancheggiata da portici larghi ciascuno m 3,20. L'organizzazione di questo tratto, accanto ad un notevole edificio pubblico, sembra indicare una funzione monumentale di questa parte della città. Per la regolarità sinora accertata, questo impianto è stato definito come "quasi una trascrizione italica del modello ippodameo messo in opera a Thurii". Gli edifici, scavati sul piede della collina, sono allineati fra di loro ed organizzati regolarmente lungo gli assi secondo le curve di livello. Le abitazioni sono costituite da una serie di ambienti di varia grandezza che si aprono su un cortile, talora pavimentato con tegole; come materiali da costruzione sono utilizzati sia ciottoli di fiume sgrossati, sia blocchi squadrati di pietra locale. Il grande edificio pubblico individuato vicino alla plateia N-S, in blocchi di arenaria locale, è perfettamente allineato con gli altri edifici; si tratta, probabilmente, di un portico costruito verso la fine del IV sec. a.C., con una monumentale rampa di accesso in conglomerato; la fronte è inquadrata fra pilastri intonacati, mentre delle terrecotte architettoniche (una a testa di Sileno ed un'altra a palmetta), ascrivibili a tale periodo, facevano parte della decorazione del tetto.Nella città è stato anche individuato un quartiere artigianale situato a mezza costa, lungo un asse E-O che dalla zona bassa raggiunge la sommità della collina; vi si sono rinvenute due fornaci circolari ed una fossa per la decantazione dell'argilla; dagli scarti di fornace appare evidente che vi venisse prodotta anche ceramica a vernice nera. Comunque non tutta l'area racchiusa dalle mura sembra essere stata oggetto di urbanizzazione. Moltissimi, naturalmente, i rinvenimenti di oggetti d'uso quotidiano (ceramica varia per forme ed utilizzazione), di strumenti di lavoro (pesi da telaio; diversi gli ami di bronzo per la pesca trovati fra gli interstizi del selciato stradale), di suppellettili e di monete (soprattutto relative a Laos); vanno segnalati, fra l'altro, 175 piccoli oggetti in terracotta di forma lenticolare con sopra impresso Eros seduto e legato, e per i quali è stata proposta la funzione di contromarche per merci. Tra i ritrovamenti più interessanti si segnala infine il recupero di un conio in pietra riferibile alla monetazione incusa di Laos del V sec. a.C., dato di estremo interesse se si tiene conto che il contesto archeologico non va più indietro della metà del IV sec. a.C. Il prezioso reperto è stato recuperato in maniera sporadica, in seguito alle arature del terreno precedenti l'intervento di scavo e appare piuttosto significativo e di straordinario interesse tenuto conto del fatto che si tratta di un unicum e che, in più, rimanda alla città di V secolo di cui non si conoscono altre tracce. Gli edifici finora messi in luce furono infatti utilizzati fra il IV ed il III sec. a.C. A tale momento, appunto, si fermano i dati archeologici sinora noti, attestando che la collina di S. Bartolo fu abbandonata verso questa data, senza apparenti tracce di un avvenimento traumatico. La rifondazione romana di Lavinium, trasposizione latina di Laos, è pertanto da ricercare altrove, forse nei pressi di Scalea. La necropoli appare estesa dai piedi della collina sino all'attuale stazione ferroviaria di Verbicaro-Orsormarso. La ricchezza di taluni corredi e rinvenimenti sparsi di oggetti in oro ed argento, testimoniano dell'importanza del centro e della sua prosperità, almeno in relazione ad alcuni gruppi familiari. Da una tomba scoperta nel 1955, proviene inoltre un anello-sigillo d'oro con la rappresentazione di Afrodite che pesa due Eroti, databile alla seconda metà del IV sec. a.C. Nei pressi della stazione furono rinvenute, nel 1963-1964, delle tombe a cassa, con corredi di IV-III sec. a.C., oltre ad una ricca tomba a camera con deposizione doppia, contenente varia ceramica di pregio e le diverse parti di un'armatura in bronzo: l'elmo crestato, la corazza, il cinturone con appliques d'argento, gli schinieri, uno strigile col marchio in greco e delle armi in ferro. Il pezzo di maggior interesse è costituito dalla corazza in due parti decorate a sbalzo, del tipo anatomico con collegamento a catenelle, che trova dei riscontri in ambiente pestano e lucano, databile alla fine del IV sec. a.C. In un'altra tomba a camera simile sono state trovate numerose terrecotte a rilievo di tipo tarantino, rappresentanti leoni e sfingi, che costituivano il rivestimento di un letto o di una cassa lignea; oltre a ciò, un diadema d'oro ed una lamina di piombo arrotolata, contenente un'iscrizione 'osca' in lingua greca.
 
 
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