Medma
Italia - Calabria - RC - Rosarno
 
Tipologia
Sito Archeologico
 
Descrizione
Come per altre apoikiai greche, anche per Rosarno, la città moderna, si è sviluppata da sempre sullo stesso sito, provocando una sovrapposizione di strutture che provocano serie difficoltà nelle indagini archeologiche finalizzate alla conoscenza dell'insediamento antico. Per Medma/Rosarno è l'archeologo trentino Paolo Orsi a dirimere la controversia nella localizzazione del sito antico, che vedeva opposte Rosarno e la vicina Nicotera. L'archeologo di Rovereto aveva seguito, con apprensione e disappunto, le indagini spregiudicate condotte prima dal Museo Civico di Reggio Calabria e poi dagli antiquari stranieri che si erano appropriati di importanti reperti rinvenuti sul Pian delle Vigne in località denominate Torre, S.Anna e Calderazzo, dando così vita ad un commercio indiscriminato di spettacolari reperti archeologici, spesso spacciati come provenienti da città greche della Sicilia. Orsi, al fine di chiarire l'origine della città, intraprese numerose campagne di scavo avvalorando le sue ipotesi sulla base di dati concreti e convincendo gli studiosi, una volta per tutte, che l'antica colonia di Medma andava localizzata a Rosarno, sul Pian delle Vigne. La città antica occupava un terrazzo naturale dove nel tempo sono stati documentati i resti dell'insediamento greco sviluppatosi tra la fine del V ed il IV sec. a.C., con strade larghe fino a 14 m che mettevano in comunicazione le aree pubbliche con quelle sacre e con le necropoli. Numerose le abitazioni dotate di pozzi, fornaci e ambienti con funzioni artigianali ad indicare una struttura con case e botteghe contigue. Spazi scoperti, forse dotati di tettoie, completavano gli ambienti residenziali e produttivi. Interessante notare che nel IV sec. a.C. la città presentava lotti edificati che si alternavano a zone libere da costruzioni destinate ad usi vari. Le evidenze archeologiche di maggiore interesse sono costituite dalle numerose aree sacre identificate nel corso del tempo e che hanno restituito i reperti più significativi e rappresentativi della città antica. Le prime scoperte furono effettuate da P. Orsi tra il 1912 ed il 1913 in località Calderazzo, dove si rinvenne un grande deposito di terrecotte votive, splendidi busti che rappresentavano figure femminili dai tratti somatici ben evidenziati e dalle eccezionali e variegate capigliature. La favissa votiva, dove erano stati depositati gli ex voto, aveva una forma ovoidale ed era stata praticata nel terreno senza alcun tipo di rivestimento alle pareti. Dal resoconto di Orsi è stato possibile apprendere che i materiali non erano stati occultati alla rinfusa, ma era stato seguito anche un preciso criterio per riporre i materiali in modo tale da non far subire a quest'ultimi danni ma, soprattutto, le deposizioni erano state accompagnate da varie offerte di cibo come testimoniano i resti di pasto rituale, lì rinvenuti. Gli studiosi interpretano la realizzazione della stipe con l'esigenza di far posto a nuovi ex-voto anche se, un'ulteriore ipotesi di lavoro, legge in questa situazione una rinnovata sistemazione edilizia di alcune strutture all'interno dell'area sacra, avvenuta nella seconda metà del V sec. a.C. Le divinità femminili titolari del culto erano: Persefone, Afrodite e Atena. Molto intenso il legame con la madrepatria nel periodo arcaico, mutuato dalla cultura figurativa locrese; tuttavia per presunte esigenze cultuali diverse, artisti ed artigiani riuscirono ad affrancarsi producendo manufatti originali e, spesso, insoliti. Nel 1914, le indagini di scavo condussero Orsi alla scoperta, in contrada S.Anna, di una seconda stipe votiva che venne definita dei "cavallucci", per i numerosi esemplari di quadrupede ivi recuperati, databili tra il VI ed il IV sec. a.C. La fossa, all'interno della quale erano custoditi gli ex-voto, era di forma rettangolare e misurava 25 m di lunghezza per una larghezza di 7 ed una profondità di m 2,80. L'attento studio dei materiali attestava il culto di Persefone, di Afrodite ed Atena Hippia, come appunto testimoniato dai numerosi esemplari di cavalli presenti nel deposito. Interessante la presenza, tra i reperti, della parte inferiore di una statua a grandezza naturale che potrebbe essere interpretata come il simulacro di una delle divinità del santuario. In anni più recenti si è aggiunta una terza area sacra, venuta alla luce presso il mattatoio comunale e caratterizzata dalla presenza di numerose statuette fittili che rappresentano figure di banchettanti in posizione semidistesa e riconducibili al culto del dio Dioniso nella sua accezione ctonia. La tipica argilla medmea, di colore rosso scuro e ricca di inclusi, prova che questi prodotti sono stati fabbricati in loco. Per quanto riguarda le necropoli, in contrada Nolio, nella parte più bassa e pianeggiante della città, a sud di Pian delle Vigne, sono state portate alla luce sepolture relative alla colonia greca, databili tra il V e la metà del IV sec. a.C. In questa necropoli Orsi, tra l'altro, rinvenne particolari arule peculiari proprio della produzione medmea. Le arule, ovvero piccoli altari in terracotta, erano decorate a rilievo e venivano utilizzate in vari contesti: abitazioni, luoghi sacri e necropoli in quelle situazioni cioè dove non era necessario o non era possibile l'uso del grande altare che poteva trovarsi solo nei santuari. Queste di Medma si caratterizzano per le dimensioni e la complessità delle scene rappresentate. Alcune mostrano scene di zoomachie, altre splendide raffigurazioni che sembrano ispirarsi alle tragedie attiche, particolarmente conosciute alla fine del V sec. a.C. Singolare quella che rappresenta Tyro vendicata dai figli nel santuario di Hera, oppure Piritoo custodito nell'Ade, o ancora Perseo che si accorda con Cefeo prima di salvare Andromeda. Ma la coroplastica medmea, variegata per tipologia, spazia sia dal punto di vista iconografico che stilistico. In particolare vanno segnalati due reperti: un'antefissa che rappresenta forse la ninfa Medma ed una maschera votiva maschile dotata di corna taurine ed interpretata come il dio fluviale Medma. Le due terrecotte potrebbero essere datate tra la fine del V-inizi del IV sec. a.C. Tra i reperti di maggiore interesse, si segnala inoltre uno specchio in bronzo con manico configurato, con la rappresentazione di un satiro che accarezza un efebo dormiente, recuperato in una sepoltura in contrada Grizzoso, al margine orientale di Pian delle Vigne, e databile alla prima metà del IV sec. a.C.
 
 
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