Hipponion Valentia/Monteleone
Italia - Calabria - VV - Vibo Valentia
 
Tipologia
Sito Archeologico
 
Descrizione
Dell'insediamento antico di Vibo sono state recuperate trace archeologiche relative all'abitato, agli spazi sacri, alla necropoli e alle mura. Le mura di cinta in località Trappeto Vecchio. La costruzione di questo importante monumento militare copre un arco cronologico che va dal VI al III sec. a.C.. La scoperta si deve a Paolo Orsi che, in diverse campagne di scavo nei primi anni del secolo scorso, ne portò alla luce un ampio segmento. La parte più consistente e meglio conservata, messa in luce nei pressi della località "Tappeto Vecchio", è lunga circa 500 metri. Risalendo la strada che oggi conduce al cimitero cittadino, però, è possibile intravedere, sul lato destro della carreggiata, tratti di mura isolati. Al periodo più antico - dalla metà del VI agli inizi del V secolo a.C.- risalgono quelle costruite usando pietra locale, messe insieme a secco. L'alzato era stato realizzato con mattoni crudi, ottenuti impastando argilla e paglia, lasciati macerare e poi cotti al sole. La fase più recente, che è poi quella attualmente visibile, era stata realizzata usando grossi blocchi di arenaria di eguale lunghezza e altezza. Di questo muro si conserva un tratto lungo circa 500 metri intervallato da otto torri di cui l'ultima, ubicata là dove il bastione piega per risalire il pendio, angolare. La cortina ora descritta venne costruita in sostituzione di una simile più antica, quest'ultima dotata di una porta protetta da una torre. Antistante le mura un profondo fossato, sembra essere stato costruito per due volte a poca distanza di tempo. Interessante il rinvenimento di ghiande missili, punte di giavellotto, di frecce o ancora di grossi proiettili di pietra, oggetti questi tutti connessi ad assedi e combattimenti avvenuti nei pressi delle mura. Attualmente, così come sistemate, le mura costituiscono, insieme al basamento del tempio Belvedere-Telegrafo, l'unico monumento di epoca greca ancora fruibile. Tempio greco del Belvedere Telegrafo ( presso il Parco delle Rimembranze) In questa località Paolo Orsi, nel 1916, scavò i resti di un tempio di stile dorico. Purtroppo la costruzione era stata saccheggiata in antico ed erano stati asportati quasi interamente i materiali da costruzione. Probabilmente la carenza di pietrame aveva indotto la popolazione locale a sfruttare gli edifici antichi come una sorta di cava a cielo aperto per i problemi connessi all'edilizia. Ma, nonostante le gravi manomissioni, l'archeologo riuscì a delineare la forma architettonica dell'edificio. Si trattava di un tempio dorico della lunghezza di m. 37,45X 20,50, dotato di diversi ambienti e circondato da un colonnato. Di quello che costituiva l'alzato era rimasto ben poco; numerosi però i frammenti relativi al tetto, costituiti da resti di un sistema di sima e cassetta dipinta da motivi a meandro e teste leonine, che costituivano decorativi gocciolatoi. Nell'area sono stati rinvenuti, inoltre, frammenti di decorazioni architettoniche riconducibili, presumibilmente, ad un altro tempio più antico. La tradizione locale ha da sempre immaginato l'area come consacrata al culto della dea Persefone, anche se non esistono prove tangibili per accettare tale affermazione. Oggi all'interno del Parco è possibile visitare quanto rimane del monumento, cioè parte della fondazione, e tentare di immaginare lo svolgimento e l'antica bellezza del tempio che proprio per la sua posizione, sullo sperone che dominava l'ampio golfo, segnalava la presenza della città di Hipponion a chi transitava nel tratto di mare sottostante. Area del parco archeologico di S. Aloe. Sono in via di completamento i lavori per rendere fruibile il parco archeologico di S. Aloe, dove sono concentrati una serie di importanti rinvenimenti archeologici riconducibili alla fase romana della città. In questa zona sono stati scoperti i resti di diverse abitazioni, alcune della quali dotate di pavimentazioni a mosaico. Si ricorda, ad esempio, quello detto delle "Quattro stagioni", che abbelliva molto probabilmente l'atrio di una casa. Al centro un tondo - delimitato da una corona d'alloro - all'interno del quale sono raffigurati alcuni pesci su uno sfondo blu molto scuro. Sono individuabili l'orata, la spigola, la triglia ed un calamaro. In corrispondenza degli angoli del pavimento sono rappresentati, non in successione cronologica, dei busti raffiguranti le stagioni. L'inverno è rappresentato ammantato, mentre dietro di lui spunta una canna palustre; la figura che rappresenta l'estate indossa un cappello di paglia con una corta tesa, la primavera esibisce una corona di fiori sui riccioli scuri, ed infine, foglie di vite decorano le tempie dell'autunno. Gli spazi sono stati sapientemente riempiti con elementi vegetali di vario tipo, quali rami di pero con i relativi frutti, tralci di rose, rami d'ulivo e persino piante acquatiche. Oltre ai pesci sono presenti altri animali, quali pavoni, pernici, anatre ed un fagiano. Un altro mosaico rinvenuto nel 1982 costituisce sicuramente un unicum per l'accuratezza della realizzazione e lo stato di conservazione. La parte centrale è occupata da una Nereide, mitica ninfa del mare figlia di Nereo mentre, nuda, si lascia trascinare dalle onde del mare aggrappata ad un ippocampo o cavallo marino. L'animale nuota immerso fino al petto, mentre la coda spunta dall'acqua e, sullo sfondo, rimane la vegetazione marina stilizzata. L'emblema è racchiuso dentro una sottile cornice che separa questa parte da una decorazione a fascia dove sono presenti anatre e un trampoliere. Negli angoli sono sistemati dei tondi con nature morte di pesci, inscritti in un quadrato a scacchiera: in uno è raffigurata una murena, che sembra adattarsi alla forma tondeggiante, nell'altro due pesci che si incrociano e sembrano sfruttare anch'essi l'angusto spazio a loro disposizione. Infine la fascia più esterna è decorata da un girale vegetale che si origina da due cespi d'acanto posizionati al centro dei lati orizzontali del quadrato. Il mosaico, del II sec. d.C, nella sua strutturazione generale non trova un preciso confronto anche se, dal punto di vista iconografico, il gruppo della Nereide è abbastanza noto nell'antichità e costituisce uno dei tanti temi relativi al corteggio degli dei del mare. I singoli temi decorativi, estrapolati, possono essere confrontati con altri presenti ad esempio a Pompei, oppure nell'Africa del nord o, ancora, a Roma. Da questa area proviene inoltre il ritratto di Marco Vipsanio Agrippa importante uomo politico romano e genero dell'imperatore Augusto. La scultura presenta il volto piuttosto massiccio, con gli occhi infossati e le arcate sopracciliari sporgenti; la bocca è appena dischiusa, il mento arrotondato e la mascella, ben delineata, è alquanto carnosa. La capigliatura è resa a ciocche plastiche ed alcune di queste si dispongono sulla fronte formando al centro di essa un piccolo ciuffo.
 
 
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