Area archeologica di Caulonia
Italia - Calabria - RC - Monasterace
 
Tipologia
Sito Archeologico
 
Descrizione
Oltre al nucleo primitivo intorno alla Collina del Faro, Orsi distingueva tre quartieri sviluppatisi successivamente: a nord della collina, a sud e a nord-ovest. I tratti indagati al centro del pianoro a Nord sembrano riferirsi a nuclei distinti. L'agorà potrebbe essere collocata in prossimità della linea di costa e del tempio dorico. Si conservano ampi tratti delle fortificazioni, messe in luce dallo stesso Orsi all'inizio del secolo scorso. Il sito, fortunatamente non urbanizzato, oggi presenta grandissime potenzialità per la ricerca archeologica. Impianto urbano Come le altre colonie della Magna Grecia, anche Kaulonia doveva essere organizzata, già in età arcaica, secondo un preciso impianto urbanistico, del quale, però, al momento, è solo noto l'orientamento diverso rispetto a quello dell'assetto della città in età ellenistica. In quest'ultimo periodo, a seguito della distruzione della città operata nel 389 a.C. dal tiranno di Siracusa Dionisio lo spazio urbano fu riorganizzato. Risultavano così determinati degli isolati rettangolari stretti e particolarmente allungati in senso Est-Ovest, a loro volta divisi in sei lotti di 17,50 m da ambitus, strettissime intercapedini (corrispondenti ai 0,50 m) che garantivano il defluvio delle acque di sgrondo dai tetti. Ogni lotto era poi suddiviso in due case, che risultavano di forma quadrangolare (17 x 17,50 m). Del reticolo viario si sono individuati una serie di stenopoi monte-mare di larghezza variabile da 4,10 a 4,55 m e due plateiai parallele alla linea di costa di 14 e 8 m. Le case di Kaulonia avevano delle dimensioni standard; la casa del Drago, così chiamata dalla raffigurazione di un drago presente sul pavimento musivo policromo, è stata datata alla seconda metà del III sec. a.C. La casa, delimitata da un lato da una plateia di 14 m e aperta a nord verso uno stenopos di 4 m circa, è del tipo a cortile centrale porticato, intorno al quale si apre una serie di vani. La casa occupa un intero isolato (17x35 m), che generalmente è destinato a due abitazioni. Località San Marco In località San Marco, nell'area della chiesa impiantata tra la fine del V e l'inizio del VI sec. d.C., uno scavo ha messo in luce un grande edificio quadrangolare con mosaico di età tardo-imperiale, distrutto tra la fine del IV e l'inizio del V d.C. In prossimità della strada statale 106 è stata individuata anche una piccola necropoli di questo periodo. Sulla base dei dati nell'edificio romano si è riconosciuta la statio di Stilida menzionata nell'Itinerarium Antonini Augusti Maritimum. Tempio dorico di Punta Stilo Del tempio, scavato da Orsi nel 1912-13, si conservano l'assise di fondazione, in arenaria tenera o in conglomerato, e numerosi frammenti dell'alzato in calcare fine; le tegole invece erano di marmo di Paro. La platea di fondazione, messa in opera con blocchi disposti di testa e di taglio, misura m 41,20x18,20 e ingloba blocchi in arenaria riferibili a una struttura di età arcaica. La cella ha il pronao con due colonne tra le ante.Ai lati della cella si trovano tracce di scale, abbastanza comuni nei templi greci d'Occidente. Il tempio aveva 6 colonne sulla fronte e 13 o 14 sui lati lunghi; ad est è il grande altare, di oltre 16 m di lunghezza che ha restituito numerose offerte di armi; sempre sul lato orientale si vedono i resti di altri edifici. Il tempio è databile alla prima metà del V sec. a.C. ed è orientato come parte dell'impianto più antico individuato nella parte centrale del pianoro. Sul lato nord era la 'grande scalea' (52,20 m), un'area connessa con le attività celebrative e i riti del santuario, che deve aver funzionato almeno dal V sec. a.C. Ai piedi della gradinata è stata rinvenuta una vasca quadrangolare rivestita di tegole al cui interno sono stati trovati ossa di animali ed un'anfora con il fondo forato. Nel corso degli scavi più recenti sono stati recuperati elementi decorativi in terracotta, elementi architettonici e frammenti di sculture di marmo. Nella parte meridionale del tempio è stata rintracciata la porta d'accesso al santuario. Il materiale del santuario testimonia una frequentazione sin dal momento della fondazione della città (fine VIII-inizio VII a.C.). Alla fine del IV sec. a.C. il santuario venne abbandonato; con la risistemazione urbanistica di Dionigi II l'area perse la sua funzione sacra e occupata da strutture con funzioni differenti. Colle della Passoliera Nel 1916, sulla collina di Terzinale, 800 m a Sud Ovest delle mura di cinta che delimitavano l'area urbana di Kaulonia, presso l'edificio rurale della Passoliera, Paolo Orsi individuò un santuario. Egli rinvenne, infatti, una fossa di scarico di m 6 x 7 profonda 2 m, ove in antico erano stati interrati un gran numero di terrecotte architettoniche e frammenti lapidei, pertinenti agli edifici sacri che dovevano ergersi in zona. Di tali edifici non fu scoperto che una struttura in lastroni di arenaria conservata per due metri di lunghezza e due assise di altezza, probabilmente perché le murature erano state radicalmente smontate per recuperare materiale da costruzione. E' possibile che questa opera di demolizione, con conseguente occultamento del complesso decorativo, fosse avvenuta in connessione con l'attacco da parte del tiranno di Siracusa Dionisio I nel 389 a.C., conclusosi con una distruzione della città di Kaulonia. Agli inizi del secolo scorso vennero alla luce una serie di terrecotte dipinte della fine del VI sec. a.C. e altre con decorazione a rilievo databili al 470/450 a.C. Nello stesso sito fu anche rinvenuta ceramica greca tardo-geometrica. Rinvenimenti subacquei Nel corso degli anni ottanta, le ricerche subacquee, svoltesi parallelamente a quelle eseguite a terra, hanno messo in evidenza, nel tratto di costa compreso tra la fiumara Assi a Nord e il tempio dorico a Sud, un complesso di materiali archeologici. Si tratta di parti del fusto e delle basi di colonne ioniche scanalate, di blocchi squadrati di varie dimensioni, di blocchi grezzi di cava, di bitte di ormeggio. Per motivi di conservazione alcuni materiali sono stati recuperati. La cronologia delle colonne è stata fissata agli anni compresi tra il 480 ed il 470 a. C., per il confronto puntuale, sia per la tecnica costruttiva che per i motivi decorativi con i resti del tempio ionico rinvenuto da P. Orsi in contrada Marasà a Locri.
 
 
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