Locri Epizefiri
Italia - Calabria - RC - Locri
 
Tipologia
Sito Archeologico
 
Descrizione
Ad oggi mancano tracce del passaggio dei locresi sul promontorio Zefirio (odierno Bruzzano) dove, secondo la tradizione, si stanziarono inizialmente i primi coloni. L'impianto urbano vero e proprio è stato infatti individuato più a nord nella pianura, e si articolava in tre assi principali, con due plateiai orientate nord/sud, ed una ortogonale est/ovest. La città occupava un'area di circa 230 ettari ed era circondata da un circuito murario di circa 7,5 km, in parte ipotizzato in parte scavato. Le mura, databili all'inizio del III sec. a.C., erano costituite da alzato in pietra o in mattoni crudi e in alcuni tratti è stato messo in luce anche parte del circuito arcaico datato alla metà del VI sec. a.C. All'età arcaica, circa al 600 a.C., vanno fatti risalire anche parte dei resti della prima fase edilizia, della stoà a forma di U messa in luce dagli scavi in località Centocamere, dove si trovano i quartieri di abitato meglio conosciuti e più intensamente scavati. La stoà ad U è uno dei monumenti di maggiore interesse della città, datato nella sua fase finale al IV secolo a.C. Composto da una serie di stanzette aperte su un portico disposto su tre lati, è stato interpretato come insieme di sale da banchetto utilizzate nel corso delle pratiche rituali afferenti al culto di Afrodite. L'abitato, che si sviluppa a nord e a sud della plateia est/ovest, presenta isolati di forme e dimensioni diverse. Si notano ad esempio gruppi di semplici abitazioni con grande abbondanza di fornaci, in argilla cruda, per la produzione di ceramica e laterizi. Prima della fine del III sec. a.C. il quartiere fu abbandonato a seguito del restringimento della città dopo la fine della guerra annibalica. All'esterno della città, verso est lungo il muro di cinta, si trova la cd. Casa dei leoni, abitazione di IV sec. a.C. costruita sui resti di un sacello dedicato ad Afrodite e utilizzata probabilmente per il medesimo culto. Prende tale nome per il riutilizzo in fondazione di una sima a teste leonine della seconda metà del V sec. a.C. Più a nord si accede agli scavi attraverso la porta situata in località Parapezza. Prima dell'ingresso alla città si trova il santuario periurbano dedicato al culto di Demetra, databile nell'ultima fase di vita tra il IV e il III sec. a.C., ma che in età arcaica copriva una superficie maggiore. La Dea era qui venerata come Thesmophoros, protettrice del matrimonio e dei riti di passaggio. Continuando il percorso si trovano altri tratti delle mura e della torre ellittica di ingresso alla città. Immediatamente all'interno si trovano i resti del santuario di Marasà, con il tempio ionico e l'altare del V sec a.C. Dalle strutture superstiti si è potuta ricostruire la planimetria del tempio che doveva essere a pianta rettangolare con sei colonne sui lati corti e ventiquattro su quelli lunghi. Il tempio presentava, inoltre, pronao, naòs e opistodomo. Tra pronao e naòs vi erano due torri scalari per accedere al sottotetto. La pietra per la costruzione del tempio non sembra locale, forse fu importata via mare da cave siciliane. Molto probabilmente, insieme alla pietra furono importate anche le maestranze in grado di trattarla e gli architetti che portarono con loro anche quel gusto ionico che localmente mancava. Recentemente è stata formulata l'ipotesi che ad ornare il pozzo del tempio fosse il famoso "Trono Ludovisi" del Museo Nazionale Romano, uno dei massimi capolavori di tutta l'arte magno greca. Sempre al tempio appartiene il noto gruppo scultoreo dei Dioscuri, relativo d uno dei frontoni. A nord, in località Marafioti, restano evidenti tracce del teatro. La struttura era poggiata al pendio naturale della collina con i gradini ricavati dal taglio della pietra tenera affiorante. In esso vi si riconosce l'impianto greco originario databile alla fine del IV sec. a.C. e i successivi rifacimenti di età romana che lo trasformarono in anfiteatro con l'erezione del parapetto sull'orchestra. Al di sopra della collina del teatro si trovano i resti del Santuario di Zeus di Casa Marafioti. Nel suo impianto originario il tempio è datato al VI sec. a.C. mentre l'acroterio fittile con dioscuro e gli altri elementi architettonici ivi recuperati, si datano al rifacimento di fine V sec. a.C. Pochi metri a valle del tempio è stata ritrovata la celebre teca del Santuario di Zeus, entro la quale sono state recuperate 39 tavolette di bronzo che costituivano l'archivio del Santuario stesso, databili tra il IV e il III sec. a.C. Ancora più a nord, in località Caruso, fuori dal circuito murario è stato identificato e scavato un Santuario perturbano dedicato al culto delle ninfe, realizzato all'interno di una grotta naturale oggi crollata. Ancora più a nord, nel Vallone dell'Abbadessa oltre la porta urbana, è il Santuario di Persefone, sul colle Mannella. Edificato su di una terrazza trapezoidale presenta una lunga frequentazione che va dal VII al III sec. a.C. e che Diodoro Siculo definisce il più importante Santuario d'Italia (XXVII, 4. 3). Esso consiste in un piccolo sacello, a forma di edicola che cinge un pozzo quadrato, foderato di blocchi, riempito da migliaia di oggetti votivi tra cui i famosi pinakes, quadretti in terracotta che rappresentano a rilievo le scene del culto della Dea. Importanti infine anche le necropoli locresi, distribuite in età greca ai margini dell'area urbana e al di fuori del perimetro della cinta muraria, nelle contrade Lucifero, Parapezza e Monaci. Durante il periodo romano, invece, alcune tombe si trovano all'interno delle mura, in settori non più abitati. La necropoli meglio conosciuta è senza dubbio quella di contrada Lucifero, posta a 500 m a NE della città antica, oltre l'omonimo torrente. Qui P. Orsi vi condusse campagne di scavo tra il 1910 e il 1915, individuando circa 1700 tombe, prevalentemente a inumazione (a fossa, a cassa di tegole e alla cappuccina) con una limitata percentuale di incinerazioni. I materiali che costituivano i corredi coprono un arco cronologico che va dal VII al II sec. a.C. e, tra questi, rivestono particolare importanza gli specchi costituiti da un disco di bronzo lucidato sorretto da manici di fogge eterogenee, tra le quali le figure umane.
 
 
Galleria fotografica
Mappa
mappa

Atlante dei Beni Culturali della Calabria 2012 © - Tutti i diritti sono riservati
Questo sito utilizza anche i cookie di terze parti che ci aiutano a fornire i nostri servizi, clicca su +Info per saperne di piu' o negare il consenso
Continuando sul sito o premendo su OK presti il consenso all'uso di tutti i cookie