Nanigghiu
Italia - Calabria - RC - Gioiosa Ionica
 
Tipologia
Sito Archeologico
 
Descrizione
Il complesso archeologico noto con il nome di Naniglio è localizzato in contrada Annunziata nel comune di Gioiosa Ionica. Si tratta di una villa romana di età imperiale ubicata sul declivio nord orientale della valle del fiume Torbido. La posizione del complesso risulta essere pertanto molto felice in quanto a breve distanza dal mare ed in una parte del costone al riparo da eventuali esondazioni del fiume. Probabilmente si trattava di un praedium di grandi dimensioni come ne esistevano nel resto del Bruzio legati alla proprietà terriera. La grande cisterna ipogeica a tre navate con volte a crociera, costituisce quello che dovrebbe essere il cuore del vasto insediamento di cui il cosiddetto Naniglio fa parte integrante. All'interno presenta una lunghezza di m. 17,47 ed una larghezza di 10,27. Otto pilastri dalla forma quadrangolare ed organizzati in due file, sorreggono un bellissimo sistema di volte a crociera. Nella parte centrale del grande ambiente è collocato un pozzo per la decantazione delle acque. La sala principale si trova al di sotto della strada statale 281 che collega Gioiosa con il paese di Mammola. Spettacolare la scala costruita in laterizi, formata da 24 gradini, dalla forma elicoidale che si sviluppa intorno ad un pilastro circolare in una torre cilindrica che doveva condurre ad un terrazzo posto in alto. Presumibilmente la torre dove si sviluppava la scala era sormontata da una cupola. La costruzione è spettacolare e risulta interessante notare come nel corso dei secoli, nonostante le manomissioni, le strutture si siano mantenute integre, mostrando l'ingegno dei progettisti e la perizia dei costruttori. La costruzione viene datata dagli studiosi tra il II ed il III sec. d.C. ed è stata interpretata come una grande cisterna per l'approvvigionamento idrico all'epoca di costruzione, per essere utilizzata poi come ninfeo in un secondo tempo. Il ninfeo era un ambiente dove si poteva godere del fresco nei periodi più caldi; la tesi è avvalorata dalla presenza della scala in primis ma anche dai vani accessori in uno dei quali si trova una bella edicola in cotto. Nell'area Nord orientale del Naniglio, sono venuti alla luce tre ambienti contigui decorati da altrettanti pavimenti musivi. Di questi, due si presentano completi mentre un terzo, in seguito al crollo di alcune strutture, è stato danneggiato. La posizione dei frammenti che provenivano dall'area soprastante hanno dimostrato che è stato un evento di origine naturale, molto violento, a causare la distruzione del mosaico. Nella stessa area del complesso sono venuti alla luce frammenti riconducibili ad una pavimentazione in opus spicatum. Della villa sono stati individuati tre ambienti, nominati con le lettere A-B-C che presentano pavimenti mosaicati. Il pavimento dell'ambiente A è venuto alla luce nell'ottobre del 1981 ed è costituito da due parti distinte e separate: la prima a cassettoni in bianco e nero, ed una seconda con un singolarissimo rosone prospettico anch'esso in bianco e nero ma con al centro bellissime tessere colorate. Il rosone dall'occhio policromo, iscritto in un quadro con girali vegetali agli angoli, trova il suo naturale antenato in quelli di epoca ellenistica. Il tappeto musivo si compone di una fascia di raccordo di tessellatum bianco ad ordito orizzontale seguita da un bordo esterno di due fasce nere di quattro file di tessere ciascuna divise da uno spazio bianco di sei file di tessere. Lo schema del mosaico è condizionato dai due tipi di decorazione che servono probabilmente a scandire gli spazi di diversa destinazione: si è pensato infatti di essere in presenza di un cubiculum dove i cassettoni indicavano la zona occupata dal letto, ed il rosone, invece, un'area libera. Il rosone si trova spesso in pavimenti musivi di I sec. d.C., come ad esempio a Pompei nella casa degli Amorini Dorati e a Ercolano nella villa dei Pisoni. Lo spazio vuoto tra il rosone ed il rettangolo che lo contiene, è riempito da motivi vegetali ripresi da quelli di epoca ellenistica. Il rosone della villa di Gioiosa, pur rientrando nella categoria dei clipei geometrici, si differenzia dagli altri per la presenza dei triangoli che forano corone circolari. Infine, c'è da dire che l'occhio del rosone costituisce quasi un unicum in quanto, per la sua realizzazione, sono state usate tessere in pasta vitrea dai colori brillanti: una pratica considerata piuttosto rara per un mosaico a terra, più usuale per quelli parietali. Il mosaico relativo all'ambiente B è in opus tesselatum, di forma rettangolare e copre interamente la superficie del vano. Quest'ultimo conserva le pareti in alzato per un'altezza di 50 cm circa e risulta decorato da intonaco nero. Il mosaico misura complessivamente m 6,60 X 3,50. Le tessere, in bianco e nero, sono in calcare e basalto. La decorazione vera e propria è costituita da rosette a sei petali, da un quadrato curvilineo, stella a quattro punte, coppia di losanghe, coppia di pelte, svastica, scacchiera e triangoli.Tutti i motivi decorativi trovano confronto con altri mosaici rinvenuti a Pompei, ad Oplontis, ad Ostia ma anche a Cartagine. Lo smottamento del ciglio della scarpata, ha compromesso invece la conservazione del pavimento musivo del vano C, dove erano state impiegate, anche in questo caso, tessere bianche e nere rispettivamente in calcare e basalto. Si tratta di un tessellatum bianco ad ordito orizzontale sia all'interno che all'esterno. Sulla base degli studi effettuati dagli archeologi è stato constatato che doveva trattarsi di un ambiente molto grande poiché la fascia di raccordo presenta una larghezza proporzionale alle dimensioni del tappeto musivo. Gli archeologi, sulla base degli scavi, hanno ipotizzato inoltre che i tre ambienti mosaicati appena descritti fossero in comunicazione tra di loro tramite due aperture poste sui lati meridionali di ogni ambiente. I mosaici che abbellivano gli ambienti A e B presumibilmente sono inquadrabili nell'ultima fase di vita dell'edificio che gli studiosi collocano tra il II ed il III sec. d.C.
 
 
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