Castello Normanno/ Svevo
Italia - Calabria - VV - Vibo Valentia
 
Tipologia
Bene Architettonico
 
Descrizione
In posizione dominante, a ridosso delle Serre, si può ammirare una imponente struttura fortificata, che con le sue stratificazioni costruttive racchiude in se le vicende storico-politiche-commerciali della città di Vibo Valentia dall'XI sec. fino ai nostri giorni. Ancora oggi non si ha una visione chiara, se la prima edificazione del Castello, denominato Normanno-Svevo, avvenne ad opera dei Normanni, dato che la struttura non sembra conservare nessuna traccia riconducibile a quel periodo. Di sicuro, i Normanni intorno al 1057, capeggiati da Ruggero d'Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo, conquistarono la città chiamata Vibona. Interessante è il documento storico del Monaco Goffredo Malaterra, cronista dell'epoca, che parla di sessanta uomini capeggiati da Ruggero che si accamparono sul colle più alto della città di Vibona. Pertanto, nessuna fonte storica attesta la presenza fissa e stabile dei Normanni nel suddetto territorio. Mentre, con assoluta certezza, si può affermare che Ruggero elesse come capitale del suo feudo Mileto, conferendole poteri politico-militari e religiosi. Il Castello, nella sua struttura originaria e più antica, risale all'epoca di Federico II. Questo dato è comprovato sia dagli elementi architettonici ancora visibili e sia da tre frammenti dei registri Angioini (1270-75), dai quali si evince che la città venne rifondata dall'imperatore Svevo. A tal proposito si narra che Federico II di ritorno dalla crociata nel 1223 giunse in Calabria ed affascinato dalla magnificenza di quel territorio ordinò a Matteo Marcofava, secreto di Calabria, la ricostruzione del centro abitato di Monteleone e di edificare una struttura difensiva con torri fortificate (1240-55). A questo periodo risale sicuramente la torre a "cuneo" che presenta una muratura a conci squadrati e l'ingresso nord-est. Decaduto il dominio Svevo si passa a quello Angioino con Carlo d'Angiò nel 1289, in questo periodo la città acquista sempre più poteri politici, amministrativi e commerciali. Il castello venne ulteriormente rafforzato e ingrandito, si realizza la cinta muraria medievale, l'apertura di un nuovo ingresso ed ulteriori ambienti al suo interno. Sempre a questo periodo si fa risalire la costruzione della chiesa di San Michele, posta in prossimità della torre a "cuneo". La sua presenza è attestata dai registri Angioini del 1278-79 che parlano di un cappellano e di un chierico che risiedevano all'interno del Castello. Ulteriori, ma non sostanziali modifiche vennero realizzate dagli Aragonesi nel XV secolo. Monteleone fu feudo delle famiglie Caracciolo e Brancaccio, poi comune demaniale fino al 1508, quando venne venduto per 15000 ducati ad Ettore Pignatelli che ne fece la propria dimora. I Pignatelli soggiornarono nel castello di Monteleone per quasi tre secoli fino 1783, data in cui la fortezza subì notevoli danni strutturali a causa di un devastante evento sismico. Durante questi anni vennero apportate alcune modifiche sull'ingresso sud, dove si costruì un doppio passaggio munito di caditoia e si realizzò un nuovo portale sul quale ancora oggi si può ammirare l'emblema araldico della famiglia. Nel 1858 i Borboni eseguirono alcuni lavori di restauro e consolidamento della struttura, infatti si demolì il secondo piano perché troppo fatiscente. La fortezza fu utilizzata in un primo momento come carcere e successivamente assunse le funzioni di caserma per poi divenire dal 1995 sede del museo archeologico di Vibo Valentia. Oggi il Castello ci appare come il risultato di un insieme di strutture edilizie che, con le diverse fasi costruttive, hanno dato luogo ad un impianto irregolare che si articola intorno ad una corte centrale. Il prospetto principale, a due livelli, è delimitato da due torri circolari intervallate da una torre a pianta esagonale. Tra la prima e la seconda si colloca l'ingresso principale, al quale si accede tramite due rampe che convergono su un ballatoio semicircolare. Il portale a conci di pietra squadrata è sormontato da uno stemma in marmo bianco appartenente alla famiglia Pignatelli. Proseguendo sul lato sud troviamo l'ingresso detto a mezzogiorno, dal quale una doppia porta ci conduce alla corte interna dove si può ammirare, a ridosso della torre a cuneo, quello che rimane dell'abside della chiesa di San Michele. Sul lato sinistro troviamo un corpo di fabbrica disposto su due livelli, oggi sede del museo archeologico; sul lato destro una struttura più bassa adibita a laboratorio di restauro. Il Museo, dedicato al conte Vito Capialbi, che nel XIX secolo fu studioso e archeologo della zona, conserva reperti unici dell'età preistorica, greca e romana. Il Castello con le sue sale espositive è la testimonianza tangibile della storia legata al territorio di Vibo Valentia che va dalla preistoria fino al XIX secolo.
 
 
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