Castello Normanno
Italia - Calabria - CS - Aiello Calabro
 
Tipologia
Bene Architettonico
 
Descrizione
Di questo imponente maniero, che ingloba strutture precedenti risalenti ai Normanni e forse al Castron Bizantino e che fu una delle prime fortezze del regno, restano eloquenti vestigia: mura perimetrali, torri angolari speronate, cisterne, ed alcune stanze sotto le torri. Una roccaforte naturale, già fortificata in epoca bizantina, evidentemente per resistere alle scorrerie arabe, praticamente inespugnabile. Ciò spiega come l'impianto non fosse quello del "castrum" classico, ma fosse provvisto di sole due torri, sui lati rivolti ad est e a nord, perché gli altri due lati risultavano già inaccessibili naturalmente.. Nel 1065 resistè, anche, per quattro mesi, all'attacco di Roberto il Guiscardo il quale, durante l'assedio perse due nipoti. In epoca sveva, poi fu feudo di Riccardo di Salerno, cancelliere di Federico II di Svevia e, riuscì ad acquistare grande importanza non solo per ragioni strategiche, ma anche economiche e sociali. Raggiunse il massimo splendore nei secoli XV e XVI, quando era sede delle potenti dinastie dei Siscar e dei Cybo, divenendo uno dei più grandi e notevoli castelli dell'Italia meridionale. Massima cura, era stata posta per realizzare le difese: una prima cinta muraria, con il classico torrione di vedetta, proteggeva la parte più bassa e racchiudeva la cittadella, l'entrata al corpo principale poteva avvenire solo attraverso altre due porte superiori, controllate da un altro corpo di guardia e da un rivellino di forma circolare e numerose altre postazioni difensive erano sistemate un po' dovunque. La parte residenziale era anch'essa imponente e comprendeva una cappella, diverse abitazioni, cinque cisterne di raccolta dell'acqua piovana, diversi locali fra cui il carcere, magazzini ed un cortile grandissimo che nei disegni di Cybo appare lastricato. Queste mura antiche, un tempo, furono testimoni silenziose di terribili atrocità. Si narra, infatti, che all'interno del castello i prigionieri venissero sottoposti a torture tremende e a punizioni sanguinarie. Unico accesso al castello rimane, ancora oggi, un suggestivo percorso, scavato nella roccia tufacea. . Aiello Calabro, durante la breve parentesi dell'occupazione francese del Regno di Napoli condotta da Carlo VIII di Francia, fu la roccaforte degli aragonesi e, per questo, subì l'assedio dei francesi. La città poi fu liberata da Gonzalo Fernàndez de Còrdoba. Il suo progressivo abbandono fu causato dai danni del terremoto del 1638 e da quelli del sisma del 1783. Sei anni più tardi il feudatario Carlo Di Tocco, duca di Palopoli, ordinò un inventario con l'intenzione di avviare opere di restauro, ma c'era da mettere mano ad una situazione talmente disastrata che il progetto fu abbandonato. Ad aggravare le cose, il terremoto del 1905 che provocò il distaccamento di blocchi della roccia del castello. In epoca moderna, solo negli anni novanta è stata avviata la pulizia dell'area intorno al castello, invasa da vegetazione infestante, e la piantumazione di numerosi cipressi, che hanno, però, sminuito l'imponenza suggestiva dell'antica fortificazione. Nel 2000 sono stati avviati interventi di consolidamento delle pendici rocciose e nel 2008 i lavori di pavimentazione ed illuminazione della strada d'accesso all'antico maniero, di cui oggi restano solo alcune mura perimetrali e, come si diceva, delle torri speronate.
 
 
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