Regio Castello
Italia - Calabria - CS - Amantea
 
Tipologia
Bene Architettonico
 
Descrizione
Situata su una collina affacciata sul mare Tirreno, a nord della foce del Savuto, Amantea ha origini antichissime. Secondo l'archeologo Paolo Orsi, sullo stesso sito sorgeva la città greca di Lampetia. La città bizantina fu conquistata nell'839 dall'emiro Al-Abbas-Ibn al Fadl e divenne centro di un emirato arabo per un secolo e mezzo. Amantea, nel corso della sua storia, ha sostenuto lunghi e memorabili assedi, guadagnandosi il titolo "Nobilis, Fidelissima Regibus" che costituisce il suo motto. Nel 1269, fedele agli Aragonesi, la città resistette al conte Pietro Ruffo. Nel 1495, si schierò con il re Ferrante. Nel 1806 si oppose alle truppe francesi. E' in questo quadro storico che si inserisce la vicenda del suo castello la cui origine, tuttavia, è ancora oggi piuttosto incerta. Il castello, o meglio quel che resta delle sue mura, si erge sulla sommità di un promontorio roccioso, che domina il centro abitato, posto a valle. Fu, quasi certamente, costruito dai bizantini per difendersi dalle incursioni saracene e, già da allora, rappresentava un'importante piazzaforte. Successivamente, sotto i Normanni, il maniero fu reso ancora più inespugnabile. Infatti, a causa della necessità di controllare gli obiettivi provenienti verso sud, ossia le vie di comunicazione tra la costa e l'interno, la parte meridionale del colle fu maggiormente fortificata. Si sviluppava attorno ad una a base quadrilatera, un fossato sormontato da un ponte in muratura (completamente distrutto), cingeva due lati e, quattro torri angolari svettavano sopra le mura, la più antica delle quali, presentava una pianta circolare. Sullo stesso pianoro, in evidente collegamento con il castello, si ergeva una torre perfettamente cilindrica risalente all'epoca sveva (sec XIII). Al di sotto del perimetro quadrangolare si trovavano tre cisterne per la raccolta delle acque piovane, mentre gli alloggiamenti del castellano e degli ufficiali erano disposti lungo il lato meridionale, quelli dei soldati con famiglia lungo il lato occidentale e, infine lungo il lato orientale si trovavano le carceri e la cappella. Di quel periodo restano ancora visibili tratti di muri di cinta ai lati del costone roccioso su quale sorge, arroccato, il centro storico. L'immagine, nell'insieme, trasmette in maniera molto forte e definita, il senso dell'architettura difensiva che caratterizzava la città. Del resto il castello di Amantea fu strategicamente edificato in una posizione che consentiva un'ampissima visuale e, di conseguenza, un controllo accurato di quanto poteva avvenire tutto intorno. Nel periodo angioino furono realizzate la "Torre mastia", di forma ovoidale, rivolta verso nord-ovest e la "Torre circolare" (ancora superstite) con vista mare più isolata rispetto all'intera fortificazione. In età aragonese, invece, il castello fu riammodernato e fortificato per resistere alle nuove armi da fuoco. A tal fine fu costruito un rivellino d'accesso sul lato orientale (oggi completamente crollato) e realizzato uno bastione che precedeva il fossato in tutta la sua lunghezza. L'ultima azione di rifacimento e adeguamento della struttura fu effettuata nel periodo del viceregno e sotto i Borboni. Infatti, da quel momento in poi, in seguito all'azione devastatrice di numerosi terremoti che colpirono tante altre fortezze calabresi, il glorioso maniero, si avviò verso un lenta azione di degrado e abbandono. In particolare, subì pesantissimi danni durante i terremoti del 1638 e del 1783 e, continuò il progressivo e definitivo processo di abbandono dopo il disastroso assedio subito nel 1806 da parte delle truppe napoleoniche. Abbandono che oggi è più che mai evidente. Anche l'accesso ai ruderi è molto disagevole, in assenza di un vero e proprio percorso. Attualmente il sito è accessibile da quattro sentieri, sebbene difficoltosi. Uno parte dalla strada Tirrena poco prima della confluenza con corso Umberto I, un altro incomincia a destra della chiesa del Carmine, un terzo si sviluppa dall'antica porta urbica, fino a toccare anche le rovine del complesso francescano sottostanti la torre angioina, e un quarto infine parte dalla chiesa del Collegio a cui sono annesse le imponenti rovine dell'ex-collegio gesuitico. Dopo l'Unità d'Italia (1861), l'area del castello venne assegnata dal demanio militare al 5º Corpo d'Armata, ed in seguito ad un ente assistenziale napoletano. Negli anni settanta, con il progressivo ridimensionamento di questi enti, l'area fu messa in vendita. Così il castello nel 1974 fu acquistato dalla famiglia Folino.
 
 
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