Castello dei Borgia
Italia - Calabria - CZ - Squillace
 
Tipologia
Bene Architettonico
 
Descrizione
Squillace, posta a 344 metri sul l.m. si affaccia imperante sul golfo che da essa prende il nome. Alcuni attribuiscono la sua fondazione ad Ulisse, mentre altri all'ateniese Menesteo reduce della guerra di Troia. Con certezza si sa che fu dapprima la greca Skilletion (lo storico Antioco di Siracusa nel 415 a.C. ne menziona per primo l'omonimo golfo) e poi la romana Scolacium le cui vestigia artistiche tutt'ora si possono ammirare presso la Roccelletta di Borgia. Ha dato i natali a Cassiodoro, primo ministro e consigliere di Teodorico, Re dei Goti. Sul colle più alto della città di Squillace, si ergono le imponenti mura e torri del Castello di cui si ha notizia già dal IX secolo. La costruzione, infatti, con molta probabilità, doveva essere un avamposto bizantino e poi, nel 904, una fortificazione musulmana. In questo periodo si succedettero gli emiri Abstaele, Olkbeck, Saklab, Ottone di Sassonia e infine, nell'anno 1000, Mihael con il quale si conclusero le numerose rapine e saccheggi che subì Squillace durante la permanenza dei musulmani. In epoca normanna, invece, fu Guglielmo d'Altavilla, nel 1044, che riedifica il maniero in base alle nuove esigenze belliche trasformandola in una contea feudale fra le più forti e importanti del sud. Successivamente con Ruggero I d'Altavilla, detto il Normanno, si raggiunse un periodo di massimo splendore e benessere. Si deve a lui il merito di aver introdotto la latinizzazione dell'area scillacense, recidendo definitivamente il rito greco bizantino, e di aver avviato numerose opere fra cui la riedificazione del castello. Fu sempre il conte Ruggero, nel 1089, a donare le terre di Santo Stefano del Bosco al grande asceta San Bruno di Colonia, sulle quali fondò la grande Certosa di Serra San Bruno. Dal 1258 al 1445, il castello, passa sotto il controllo di diverse dinastie: Lancia, Monforte, Del Balzo, e quindi Marzano. Giunge poi l'epoca aragonese, con Federico d'Aragona, principe di Squillace, dal 1484 al 1494 e, successivamente con la famiglia Borgia fino all'arrivo dei francesi nel 1735. Sotto il governo borbonico diventò poi carcere mandamentale, in cui fu rinchiuso il filosofo Frà Tommaso Campanella in attesa del processo per favoreggiamento alla rivolta spagnola. La funzione di casa circondariale durò fino al 1978 quando la struttura fu sottoposta ad un recupero monumentale e strutturale. La permanenza di queste varie dinastie e i diversi usi a cui fu sottoposto nel tempo, hanno inciso profondamente sulla struttura architettonica del maniero, adattato, ogni volta, in base alle nuove esigenze. Esso, infatti, non conserva l'impianto originario, ma mostra i segni dei rimaneggiamenti operati nel corso del tempo, che tuttavia non hanno intaccato la sua bellezza e imponenza. Il Castello di Squillace resistette anche all'azione dei numerosi terremoti che si verificarono in questi luoghi, ma cedette a quello del 1783 il cui impeto fece crollare le sue possenti mura. Attualmente restano visibili resti delle mura perimetrali, un portale bugnato sovrastato da uno stemma marmoreo della famiglia dei Borgia e due grosse torri, una a pianta cilindrica su tronco di cono, l'altra poligonale, più imponente. Il complesso fu recuperato alla fine degli anni settanta ed oggi è discretamente conservato. Ospita un piccolo museo dove sono esposti, reperti, rinvenuti durante una campagna di scavi effettuata in loco, e due scheletri rinvenuti, in nuda sepoltura, in un angolo interno della rocca coincidente con la torre poligonale. Le indagini condotte dalla Soprintendenza alle Antichità della Calabria e dall'Ecole Francese, fanno risalire l'epoca degli scheletri fra il 1200 e 1300. Si tratterebbe di due uomini e non come si ipotizzò inizialmente, di una coppia, uccisa brutalmente e sepolta misteriosamente nel castello. Sarebbero stati, dunque, due militari, alti rispettivamente 1,60 e 1,70 metri, di circa 40 anni ciascuno, probabilmente assassinati e sepolti nello stesso castello, lo dimostrerebbero le tracce di un colpi fendenti presenti sulla nuca di uno di essi. Oggi, i due guerrieri sono stati opportunamente ricomposti ed esposti in una teca nel museo del castello, a pochi metri dal rinvenimento.
 
 
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